Dark Sea - Il Regno Sotterraneo

Pagina uno...


Uno shock

«Amore mio! Stai bene?» Isabella si avvicinò di slancio a Raul, o meglio, al mostro in cui lui si era trasformato.

Deglutii sconvolta.

Eravamo sulla spiaggia, uomini neri usciti dalle acque scure del mare ci avevano appena aggredite. Ombre terrificanti che grugnivano come animali.

Pluto, il mio adorato cane, giaceva a terra privo di sensi, colpito mentre cercava coraggiosamente di difenderci.

Il ragazzo della mia migliore amica Isabella si era trasformato sotto ai nostri occhi in una specie di demone alato.

La mia amica Isabella lo aveva appena chiamato "Amore".

Non sapevo quale fosse la cosa più sconcertante!

Ero rimasta pietrificata.

Capitolo 1 - Un nuovo inizio

(Un mese prima...)

«Fai attenzione per la strada, tesoro» zia Ester mi sfiorò la guancia con un bacio mentre mi chinavo a salutarla e mi guardò preoccupata. Mi fece sentire come una bambina che esce di casa per la prima volta.

«Certo zia» risposi accondiscendente e le mostrai l'orribile casco di sicurezza che mi aveva costretto a comprare «ti mando un messaggio quando arrivo!»

Lei mi sorrise e abbassò nuovamente gli occhi sul suo libro. Ne aveva cominciato un altro?

Zia Ester era una divoratrice di libri. In realtà lo ero anch'io, ma non riuscivo certo a tenere i suoi ritmi e nemmeno a leggere tutte quelle cose impegnate. Io preferivo di gran lunga i romanzi.

"Quella robetta rosa" li definiva lei.

"Sono urban-fantasy!" precisavo io un po' risentita.

"Ah certo, vampiri innamorati" alzava gli occhi al cielo e io... beh, lasciavo cadere il discorso, non amavo discutere con lei né con nessun altro a dire il vero. In fondo aveva ragione, non erano certo libri istruttivi. Mi piacevano solo perché mi regalavano emozioni allo stato puro, mi facevano evadere dalla mia grigia realtà e poi mi intrigava l'idea di un mondo nascosto e magico proprio sotto i nostri nasi. Ogni tanto osservavo qualche tipo strambo e pensavo "Uhm, quello dev'essere un demone" poi mi mettevo a ridere da sola, qualcuno senz'altro pensava che fossi pazza.

Presi lo zainetto appoggiato a terra e controllai un'ultima volta di aver preso tutto.

Le note del pianoforte mi distrassero.

Isabella era nella sala della musica e si era già messa al lavoro. Sospirai soddisfatta.

Zia Ester era stata magnifica ad accettare di ospitarla ancora. La mia migliore amica studiava pianoforte. Negli anni precedenti aveva già frequentato il conservatorio di Genova, doveva affrontare ancora gli ultimi esami e preparare la tesi.

Abitando dalla zia Ester, sarebbe stata vicina ai suoi insegnanti, avrebbe potuto prendere lezioni di perfezionamento e seguire un master estivo che sarebbe cominciato da lì a qualche giorno.

Noi abitavamo ad Albenga, ma avevamo entrambe studiato a Genova al Liceo Mazzini. Per qualche anno avevamo preso una stanza in affitto, ma poi la zia aveva insistito affinché ci trasferissimo da lei, perché si sentiva sola in quella grande casa. Così al piano superiore avevamo entrambe la nostra stanza, in cui negli anni precedenti avevamo dormito e studiato.

Avevamo appena terminato gli esami di maturità.

Isabella avrebbe continuato il conservatorio, mentre io mi sarei iscritta alla facoltà di storia e filosofia, avevo già partecipato ad alcuni seminari pre-universitari.

Principalmente ero appassionata di storia antica e mitologia, mi affascinavano le leggende. Erano così tutte stranamente simili, anche se di origini diverse e lontane: dei, creature mitologiche... Come potevano popoli, che vivevano agli antipodi della terra, avere inventato storie così somiglianti? Da qui la mia fissazione su vampiri e compagnia. Che ci fosse sotto qualcosa di vero?

«Vittoria tesoro, fai uscire Principessa, altrimenti tra poco comincerà a miagolare disperata» mi gridò la zia dal salotto.

Sentendosi nominare, Principessa arrivò con il suo incedere elegante e altezzoso. Scese dalle scale, mi sfiorò le gambe con la coda dritta dritta e si sedette composta davanti alla porta in attesa che io le aprissi. Con un "miao" mi salutò.

In realtà aveva diverse uscite, ma di notte la zia le faceva chiudere tutte per evitare di ritrovarsi la casa piena di gatti, anche se probabilmente non le sarebbe affatto dispiaciuto.

«Buongiorno Principessa» le diedi una grattatina dietro all'orecchio e aprii la porta.

La bellissima gatta tutta bianca era in realtà una gattina di strada, ma lei non lo sapeva e nessuno glielo faceva mai notare, era sicuramente convinta di esser una gatta di razza aristocratica.

Ridacchiai tra me. Appena fui uscita, venni travolta da un ansare e uno scodinzolare tutto agitato.

«Pluto! Come stai cucciolone?» il mio adorato cane era anche lui ospite della zia, ma solo del suo giardino. Era un esemplare misto di pastore tedesco e maremmano, un vero bestione. Un lupo a tutti gli effetti, ma con le orecchie giù e il pelo un po' più lungo. Io pensavo che fosse il cane più bello del mondo.

Gli feci un po' di coccole, gli stropicciai il suo testone, gli diedi qualche bacino sulla testa e poi proseguii, non volevo arrivare in ritardo al mio primo giorno di lavoro.

Mi diressi al garage e tirai fuori la mia bicicletta. Ecco svelato il perché dell'orrendo casco.

La zia aveva insistito per comprarmi uno scooter, ma io ero una salutista e volevo fare un po' di sano movimento. Anche se, pedalare nel fitto traffico genovese, probabilmente non aveva proprio nulla di sano.

«Ciao Vittoria! Sei già in partenza?» incrociai la cara signora Lucia che stava arrivando.

Era la cuoca, donna di servizio e amica di sempre della zia. Avevano più o meno la stessa età, ma non potevano esserci due persone più diverse. La zia era alta, magra e intellettuale, mentre Lucia era bassa, rotondetta e sempre concentrata sul cibo. Da quello che avevo capito, era rimasta vedova quand'era ancora molto giovane e la zia le aveva offerto un lavoro per mantenere lei e sua figlia.

Era dolce, materna, gentile. Io la adoravo e ancor di più adoravo i suoi piatti deliziosi: era una cuoca eccellente!

«Buongiorno Lucia!» risposi al suo sorriso sempre allegro nel viso rubicondo «Non voglio arrivare in ritardo il primo giorno di lavoro!»

«Hai fatto colazione?» chiese preoccupata.

Per lei era fondamentale mangiare, sempre e tanto. A volte mi stupivo di come potesse la zia essere così magra avendo vissuto da sempre della cucina ipercalorica della signora Lucia.

«Sì, un po' di latte» in effetti avevo lo stomaco chiuso per l'ansia.

Lucia mi guardò con disapprovazione «Ho fatto la torta bianca e nera, la tua preferita!»

Oh cavolo, mi venne l'acquolina in bocca. Anche se in realtà tutto quello che cucinava lei era delizioso.

Guardai l'orologio e strinsi le labbra pensierosa, poi con un atto di coraggio rinunciai «Non ce la faccio» dissi dispiaciuta «me ne nascondi una fetta?» altrimenti tra la zia e Isabella l'avrebbero fatta fuori tutta.

«Va bene cara, allora buona giornata!» si allontanò allegra verso l'entrata.

Feci un bel respiro, montai in sella e scesi giù per il vialetto. La zia aveva un villa enorme che dava su Corso Italia. Sì, la zia era ricca, molto ricca.

Chiunque avesse mai percorso la lunga passeggiata a mare di Corso Italia, aveva senz'altro alzato gli occhi su quella meravigliosa abitazione immersa nel grande giardino e ne aveva invidiato terribilmente i proprietari.

Era una villa incantevole. Da bambina mi perdevo per i sentieri del giardino, mi pareva di avere un mondo intero a mia disposizione. In particolare adoravo la fontana di marmo situata nel retro, trascorrevo ore intere a guardare i pesci rossi.

Abituata ad abitare in un appartamento di sessanta metri quadrati e a dividere la stanza con mio fratello di due anni più piccolo, si può facilmente immaginare come fossi felice di essermi momentaneamente stabilita lì dalla zia.

Inoltre la villa era praticamente sul mare, bastava attraversare la strada. Io adoravo il mare, avevo l'impressione di respirare veramente solo quando ero sulla spiaggia.

Certo, anche Albenga è sul mare, ma il nostro mini appartamento era piuttosto lontano dalla spiaggia e le finestre davano sull'entroterra. Invece dalla zia, quando aprivo la finestra al mattino, trovavo l'immensità del mare a darmi il "buongiorno". Meraviglioso!

Ovviamente avrei lavorato, non mi piaceva approfittare della sua ospitalità e la mia fantastica zia mi aveva trovato un lavoro alla libreria "Del Centro" in Via XX Settembre! Una libreria enorme, su cinque piani!

Un "supermercato dei libri" come lo chiamava lei con malcelato disappunto, ovviamente lei faceva i suoi acquisti esclusivamente in una piccola libreria di fiducia, la cui proprietaria era una sua carissima amica da sempre.

A me piaceva un sacco invece girare nelle grandi librerie ed ero molto felice di avere ottenuto quel lavoro.

Insomma, altro che lavoro, sarebbe stato uno spasso!

Arrivai al cancello che si aprì diligentemente al tocco del mio telecomando e mi immersi nel traffico cittadino.

Il sole era già alto e il mare luccicava di mille riflessi. Feci un bel respiro e sorrisi. Mi sentivo bene e ottimista.

Sentivo che quello sarebbe stato il mio primo giorno di una nuova vita.

E ancora non immaginavo quanto sarebbe cambiata.